Denis Alborino Torri - Formazione - Internazionale

Denis Alborino Torri

Dott. Denis Torri da oltre 20 anni svolge attività di internazionalista da Lugano e Londra, seguendo aziende di varie giurisdizioni che hanno interesse sotto diverse forme di internazionalizzare i propri prodotti e servizi su mercati esteri. E’ membro di diversi CDA nazionali di società dei suoi clienti.

Relatore di diversi Convegni su internazionalizzazione di aziende delocalizzazione di attività produttive all’estero, costituzione di Trust, nonché degli aspetti salienti di marchi e brevetti.

Da oltre 15 anni e membro dell’Organismo di Autodisciplina dei Fiduciari del Cantone Ticino L’Organismo di Autodisciplina dei fiduciari del Cantone Ticino, OAD FCT, é una associazione costituita il 30 marzo 1999 avente quale scopo l’offerta di servizi di assistenza e consulenza ai fiduciari del Cantone.

L’associazione ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dall’autorità federale di controllo del Dipartimento Federale delle Finanze il 25 maggio 1999. Dal 2009 l’OAD FCT é inoltre riconosciuto dalla FINMA quale associazione professionale abilitata al rilascio di norme di comportamento nell’ambito della gestione patrimoniale.

Fra i suoi scopi vi è la formazione obbligatoria per tutti i membri dell’OAD FCT. Sono validi agli effetti dell’obbligo di formazione dei membri dell’OAD FCT i soli seminari di aggiornamento organizzati da altri Organismi di autodisciplina purchè iconosciuti come tali dal Comitato Direttivo dell’OAD FCT, fermo restandol’obbligo di frequentare un numero di corsi equivalenti a quelli organizzati annualmente dall’OAD FCT

E’ presidente della Refidest SA società di revisione iscritta a l’ ASR. Si tratta  è un istituto di diritto pubblico della Confederazione con sede a Berna. È responsabile dell’abilitazione delle persone e delle imprese che forniscono servizi di revisione e sorveglia gli uffici di revisione di società di interesse pubblico. Insieme alle associazioni professionali che emanano le regole professionali e deontologiche in materia di revisione dei conti annuali e di gruppo, l’ASR garantisce la qualità dei servizi di revisione.

L’Autorità federale di sorveglianza dei revisori (ASR) è un istituto di diritto pubblico della Confederazione con personalità giuridica propria. L’ASR gode di autonomia organizzativa e gestionale e tiene una contabilità propria, indipendente dalle finanze federali.

La finalità e il mandato di base dell’ASR sono descritti nella legge sui revisori. Con la sua attività di sorveglianza, l’ASR assicura che i servizi di revisione siano forniti conforme-mente alle prescrizioni e ai requisiti di qualità e contribuisce così a tutelare gli investitori e tutti gli altri destinatari dei rapporti di revisione nonché a rendere sempre più affidabili i rendi-conti finanziari.

In conformità agli obiettivi sopra enunciati, i compiti principali dell’autorità comprendono in particolare l’abilitazione di persone e imprese che forniscono servizi di revisione prescritti per legge, la sorveglianza degli uffici di revisione e delle società di audit delle società di interesse pubblico e la fornitura di assistenza amministrativa a livello nazionale e internazionale nell’ambito della sorveglianza dei revisori. L’ASR è primariamente un’autorità d’applicazione del diritto, non un’autorità normativa.

L’ASR gode di grande autonomia nella esecuzione dei compiti di diritto pubblico affidatile nel settore della revisione.

Nell’ambito delle facoltà di regolamentazione di cui dispone, l’ASR dà vita a basi chiare e moderne per la revisione e la relativa sorveglianza. Considera tanto gli obiettivi di protezione della revisione quanto il contesto economico e giuridico in cui operano i destinatari delle normative nonché, in particolare, le esigenze delle piccole e medie imprese (PMI) sottoposte a verifica.

Oltre ai controlli di routine, l’ASR svolge anche indagini speciali (procedimenti e inchieste preliminari) e tiene conto anche delle segnalazioni qualificate da parte di terzi (media, whi-stleblower ecc.). Qualora sussistano i presupposti necessari, l’ASR impone il diritto in materia di sorveglianza con i mezzi coercitivi ammessi dalla legge. I procedimenti di enforcement vengono condotti in modo equo, tenendo conto dei principi fondamentali del diritto amministrativo (divieto dell’arbitrio, parità di trattamento, proporzionalità, buona fede).

Da 12 anni e segretario generale di Ica Network

Il nome ICA nasce dall’ intento “saggio” di diversi professionisti consapevoli di non potere, con la loro sola volontà, sopperire alle esigenze a 360° in un mercato in continua evoluzione. Questa matrice culturale multifunzionale è, ancora oggi, una delle componenti essenziali del Gruppo e orienta la missione, i valori e il lavoro dei suoi operatori. Concretamente questo si traduce nell’opportunità di un continuo scambio di esperienze, tra professionisti e imprenditori di diversi paesi.

L’intento di ICA – NETWORK è quello di migliorare il business delle imprese e la loro internazionalizzazione garantendo risultati significativi e misurabili. Il nostro stile di relazione è fatto di percorsi comuni con il cliente, di autentico rapporto di partnership, di trasferimento di know – how per la creazione di valore.

ICA – NETWORK forte delle conoscenze e dell’esperienza di un numero importante di professionisti in Italia, e del circuito estero ICA-NETWORK International, è in grado di assistere e guidare i suoi clienti in tutti i paesi del mondo con competenza ed efficacia.

Il nostro compito è quello di consigliare i clienti su opportunità e rischi, nonché prestare adeguata assistenza nell’identificare e gestire le variabili di natura tributaria e legale, connesse alle strategie imprenditoriali; con l’obiettivo di fornire la dovuta certezza richiesta del cliente stesso. Questo, nel pieno rispetto delle normative applicabili, permettendo all’attore di questo scenario di transizione di evolvere la propria posizione in completa sintonia con l’evoluzione del proprio business.

ICA – NETWORK garantisce ai clienti informazioni esaurienti ed assistenza operativa nei paesi di interesse, oltre al coordinamento delle attività di consulenza istituzionale, fiscale e legale, con un elevato standard qualitativo e professionale, ed ottimizzazione in termini di risultati e di costi.

ICA – NETWORK riconfigura gli asset delle aziende e crea i presupposti per la concreta attuazione delle scelte strategiche all’interno delle organizzazioni definendo il bisogno di cambiamento, i principi ispiratori della nuova visione aziendale e gli interventi per realizzarlo.

ICA è l’entità che coordina il Network globale di società operanti sotto il marchio ICA – NETWORK. L’obiettivo dei professionisti e dei collaboratori aderenti al Network è quello di trasformare le proprie competenze in valore per i clienti, per i dipendenti e per il mercato dei capitali.

Dal 2002 direttore di Polo Tecnologico in Ticino

Il Polo Tecnologico, nasce in Canton Ticino nel 2012 con l’obbiettivo principale di stimolare lo sviluppo di aggregazioni e collaborazioni tra le PMI HI-TECH, promuovendo la creazione di nuove imprese a contenuto tecnologico, per divenire competitive con strumenti, processi e servizi, sviluppabili come fossero  in un incubatore. Inoltre  sostiene e sviluppa la crescita di competitività delle PMI nei settori tradizionali con nuovi strumenti tecnologici, attraendo così nuovi investimenti.

La convinzione, confermata dall’ esperienza è che l’innovazione sia il motore per la crescita e la competitività a livello internazionale, rappresenta la base di partenza del Polo Tecnologico. Il coordinamento sinergico tra i diversi attori del processo innovativo, ha lo scopo di rendere disponibili infrastrutture e servizi ad alto valore aggiunto e di interpretare le esigenze tecnologiche delle imprese, a sostegno della ricerca e dell’innovazione.

L’ uso comune di istallazioni e lo scambio di conoscenze ed esperienze, nonché la possibilità di contribuire in maniera effettiva al trasferimento di tecnologie, alla messa in rete e alla diffusione delle informazioni tra le imprese aderenti,.

Da 10 anni e iscritto alla STEP . STEP è stata fondata nel 1991 da George Tasker dopo che la sua lettera a una rivista di settore che richiede la creazione di forum locali di professionisti è stata conquistata con grande entusiasmo e sostegno.

STEP è l’associazione professionale globale per i professionisti che si specializzano nell’ereditarietà familiare e nella pianificazione della successione.  Lavoriamo per migliorare la comprensione pubblica delle problematiche che le famiglie affrontano in questo settore e promuovere l’istruzione e gli elevati standard professionali tra i nostri membri.

I membri dello STEP, conosciuti come TEP, sono riconosciuti a livello internazionale come esperti nel loro campo, con qualifiche e esperienza sperimentate.

Lo scopo principale è quello di migliorare la comprensione pubblica delle problematiche che le famiglie affrontano in relazione alla pianificazione dell’eredità e della successione e promuovere l’educazione e gli elevati standard professionali tra i nostri membri.

I membri lavorano con le famiglie, aiutandole con problemi reali. Alcuni esempi di ciò che i nostri membri consigliano sono: assicurare un marito a seguito della morte della moglie, proteggendo gli interessi dei propri figli; assicurare che i parenti anziani o vulnerabili siano curati e supportati; aiutare le famiglie con interessi diffusi in tutto il mondo per essere conformi alle leggi e alle norme fiscali dei diversi paesi; assicurando che un’impresa familiare passerà in sicurezza da una generazione all’altra; e aiutare i clienti a sostenere le cause caritative in modo efficace.

Da oltre 20 anni partecipa in prima persone con un team di 15 professionisti alla stesura dei progetti quali:  

  • costituzione, amministrazione e gestione di società nazionali ed estere, analizzando, partendo dai desiderati dei singoli,  quale giurisdizione e la idonea alla realizzazione di un progetto, curando anche la parte amministrativa contabile e l’impatto finanziario sul breve – medio periodo;
  • analisi delle legislazioni fiscali e valutarie di diversi Paesi e  uno dei punti di partenza prima di decidere in quale paese iniziare la propria attività
  • consulenza per fusioni di società, riorganizzazione e pianificazione aziendale;

analizzando le motivazioni economiche che risiedono dietro un’operazione di questo tipo possono  essere ricondotte a una necessità di riorganizzazione delle attività all’interno di un gruppo di imprese o alla volontà di semplificare la struttura del gruppo stesso, se non ancora a una necessità di consolidare il controllo o per ottenere un rafforzamento nel proprio settore economico.

Né consegue spesso una pianificazione aziendale è un processo attraverso cui il management cerca di definire gli scenari futuri della propria azienda e a comprendere quale sarà il piano d’azione, i mezzi e il denaro necessario affinché gli obiettivi si realizzino. Gli obiettivi devono essere quantificabili e misurabili. Vi sono vari tipi di processo e sono nello specifico:

  • pianificazione aziendale strategica, che traduce la missione aziendale in obiettivi strategici da conseguire a lungo termine, ovvero che preparano la strada a quello che sarà il futuro vero e proprio dell’azienda;
  • pianificazione aziendale tattica,  quando obiettivi e azioni sono riferiti a un periodo di medio termine, indicativamente da uno a cinque anni;
  • pianificazione aziendale operativa, quando obiettivi e azioni sono riferiti a un periodo breve, solitamente non superiore a un anno:

La pianificazione aziendale strategica non è una semplice estrapolazione di dati e statistiche sulle performance passate dell’azienda, ma si avvale anche di queste informazioni – come base – per pianificare obiettivi e strategie future. È un processo chiave che dovrà preparare un piano strategico adatto, in cui formalizzare la strategia aziendale e in cui inserire varie informazioni utili sul mercato, tendenze, andamento previsto e strategie su come l’azienda si muoverà negli anni successivi.

  • assistenza nei rapporti con banche ed altre istituzioni finanziarie, nazionale ed estere;
  • consulenza per valutazioni di aziende:

la stima di un’azienda può variare notevolmente in base a parametri interni ed esterni, ma anche dal punto di vista delle parti interessate.

La stima di un’azienda può avere vari fini: acquisto e vendita di un’impresa, costituzione di un’impresa mediante conferimenti in natura, modifica dello statuto aziendale, rilevamento di una partecipazione, fusione, scissione, sostituzione del socio, calcolo della porzione legittima in caso di divisione ereditaria, liquidazione del regime dei beni tra coniugi.

Una stima aziendale nell’ambito di una regolamentazione della successione prepara il cedente a prendere una decisione (quale prezzo minimo è possibile richiedere?) come pure il successore (quale importo massimo è possibile pagare?). In questo caso si parla di valore di decisione o valore limite, con il quale gli interessati definiscono il proprio limite di disponibilità a trattare.

Il valore aziendale stimato può essere utilizzato anche come strumento argomentativo nelle negoziazioni sul prezzo. Spesso succede che le parti, soprattutto in occasione di regolamentazioni successorie interne alla famiglia, richiedano una perizia neutrale per concordare un prezzo o un valore di imputazione equo. In tal caso di si parla di valutazione di arbitraggio.

Occorre sempre fare una distinzione tra valore dell’impresa e prezzo. Come ogni prodotto sul mercato, anche in questi casi domanda e offerta determinano il prezzo. La valutazione dell’impresa costituisce un punto di partenza per fissare il prezzo di vendita oppure, in caso di successione interna alla famiglia, del prezzo di acquisizione.

Nel corso delle trattative è del tutto naturale e inevitabile che cedente e successore valutino la situazione finanziaria da punti di vista opposti.

La persona cedente è legata emotivamente all’impresa e la sua valutazione si basa, nella maggior parte dei casi, sul suo operato. Nella pratica, spesso si constata che l’impresa viene sopravvalutata a causa dei mezzi finanziari, del tempo e delle fatiche investiti dalla persona cedente. In alcuni casi, l’imprenditore cedente spera di risolvere il problema dell’assicurazione vecchiaia.

Il successore affronta l’argomento in maniera razionale e cerca nell’impresa un potenziale di crescita. Il suo scopo è anche quello di beneficiare di un prezzo basso e farsi carico del minor numero d’impegni possibile.

Fattori esterni che influenzano la valutazione

Se il valore dell’azienda è determinato secondo criteri oggettivi, non di rado vi sono dei fattori esterni che entrano in gioco, come ad esempio:

  • L’influenza della personalità della persona cedente sulla sua impresa
  • La crescita del fatturato e degli utili
  • Il grado di innovazione dei prodotti o dei servizi
  • Le dimensioni dell’impresa e l’autonomia dell’organizzazione interna
  • La concorrenza
  • Il numero di offerte di ripresa e di potenziali successori
  • L’età del successore
  • La situazione finanziaria e familiare del cedente e del successore
  • La propensione al rischio dell’acquirente subentrante

Valore aziendale in caso di successione interna alla famiglia

In linea di massima, anche in questo caso occorre valutare in modo oggettivo il valore dell’impresa. Al momento di stabilire il prezzo della transazione o il valore di partenza bisogna prendere in considerazione tutti i diritti del cedente relativi alla porzione legittima o a quanto concordato. Tali diritti variano in funzione del valore commerciale dell’impresa. Se il valore aziendale non raggiunge il valore commerciale al momento della cessione, c’è il rischio che una tassa di donazione o di successione sia applicata dagli uffici competenti. Questa è un’opzione su cui dovrebbero riflettere soprattutto gli imprenditori che cedono la ditta a membri della famiglia stessa o a persone non imparentate direttamente o a collaboratori.

A tale scopo esiste una serie di metodi, tutti abbastanza idonei, che portano approssimativamente allo stesso risultato se impiegati in maniera corretta, perlomeno in teoria. In realtà, però, bisogna constatare che i risultati sono spesso nettamente diversi tra loro e che il prezzo effettivamente raggiunto si colloca piuttosto ai livelli più bassi dello spettro dei prezzi.

  • analisi e consulenza per la costituzione e gestione di Trust di diritto anglosassone,

 analizzando nella prima fase l’ insieme di rapporti giuridici, che trovano origine dal fatto che una persona (“disponente” o “settlor”) trasferisce in maniera valida ed effettiva la proprietà di determinati beni (Trust fund) ad uno o più trustee (sia persone fisiche che giuridiche), affinche’ vengano amministrati a favore dei beneficiari, secondo i termini fissati nell’atto costitutivo del trust stesso.

In seguito alla sottoscrizione della Convenzione dell’Aja (1 luglio 1985 ) sul Trust e la legge applicabile, tale istituto è stato riconosciuto anche in Italia, se lo stesso è discrezionale e irrevocabile, dando il via a nuove ed interessanti opportunita’ pianificatorie. Il Trust è infatti uno strumento estremamente flessibile a paragone di quelli previsti dall’ordinamento italiano, che consente una programmazione di lungo termine per gestire le proprie risorse patrimoniali nel corso degli anni, generazione dopo generazione.

Il rapporto giuridico disponente (settlor) – trustee non e’ di tipo contrattuale. Secondo il diritto consuetudinario inglese, non è infatti possibile stipulare un contratto a favore di terzi. Tra le due parti non nascono quindi rapporti obbligatori, il disponente infatti non può agire legalmente affinchè il trustee faccia fede ai propri obblighi, come invece accadrebbe laddove esistesse un contratto. In un trust, solo i beneficiari possono far valere i propri diritti nei confronti del trustee.

Al cliente viene specificato che il trust non è né una società, né ha personalità giuridica. La proprietà è nelle mani del trustee (che può essere un individuo o una società) il quale però agisce in qualità di trustee di un determinato trust.

Inoltre sempre in fase di analisi, il settlor puo’ conferire ad una terza persona, il protector (guardiano), sia essa una persona singola (ad es. un amico, un consulente o l’avvocato personale del settlor), sia un gruppo di persone (comitato dei protector), che infine una societa’. Il ruolo del protector è principalemnte quello di sorvegliare l’operato dei Trustees, in altre parole di mediare tra loro ed i beneficiari. Quanto poi ai poteri ad essi spettanti, vengono di solito stabiliti dal settlor nell’atto costitutivo. Anche in tal caso si consiglia un’attenta valutazione sull’opportunità di certe scelte, altrimenti si rischia di vanificare la funzione del trustee. E’ opinione generale che il protector abbia degli obblighi fiduciari nei confronti dei beneficiari. Qui di seguito riportiamo alcuni esempi di poteri comunemente a lui conferiti:

Il settlor puo’ inoltre redigere la cosiddetta “letter of wishes” (“lettera dei desiderii”) contenente le linee guida per il trustee sulla gestione dei beni.
Bisogna immediatamente chiarire che essa non ha potere vincolante, ma il trustee e’ comunque tenuto a prenderla in considerazione durante il suo operato.

  • per operazioni di joint venture con partner esteri;

La joint venture rappresenta lo strumento più indicato per raggiungere gli obiettivi strategici

per lo sviluppo della propria impresa e costituirla presuppone la necessità di ricercare il supporto di un altro partner (co-venture) che condivida lo sforzo, gli investimenti necessari e l’aiuto in un potenziale insuccesso. Dallo studio del progetto alla sottoscrizione del contratto, analizziamo tutte le fasi che precedono l’avvio delle attività

La decisione di avviare una joint venture è normalmentefondata sulla consapevolezza che, in determinate circostanze,essa rappresenta uno strumento migliore e più efficace per raggiungere gli obiettivi strategici per lo sviluppo della propria impresa, considerando che gli sforzi, e gli investimenti necessari per conseguire tali obiettivi,nonché i potenziali rischi derivanti da un possibile insuccesso,sono condivisi con un’altra parte, un co-venturer.

internazionalizzazione consulenza e assistenza

In questi anni di crisi del sistema economico, la internazionalizzazione rappresenta in modo significativo una importante opportunita’.

Internazionalizzazione significa inserirsi stabilmente in un mercato, sia commercialmente che , se opportuno, produttivamente per servire prevalentemente l’area economica di riferimento.

La maggior parte delle PMI inizia ad esportare i propri prodotti quasi per caso, il consolidamento delle esportazioni porta nel tempo a decidere di intraprendere un’attività strutturata secondo un piano strategico di sviluppo.

Per essere preparati ad affrontare l’attività di export verso i mercati esteri, occorre la consapevolezza delle potenzialità all’internazionalizzazione della propria azienda, per poter così migliorarne la competitività:

  • sostenere lo sviluppo delle azienda per favorire la capacità di interfacciarsi nel panorama internazionale;
  • potenziare le capacità di organizzazione e gestione dei rapporti internazionali nell’ottica di rafforzare i volumi di vendita, i contatti sui mercati internazionali conosciuti e quelli potenzialmente interessanti;
  • intensificare le relazioni con il cliente estero e la gestione dei dati commerciali sui mercati internazionali.

Ciò comporta un radicale cambiamento di cultura e mentalità aziendale: vengono inserite ed addestrate figure con conoscenza delle lingue estere, viene modificata tutta la letteratura aziendale, sia tecnica che commerciale, vengono utilizzate nuove forme di pagamento, etc.etc..

Questo ed altro in sintesi sono  gli argomenti che si tratteranno, con un approccio pratico e altamente operativo, con particolare attenzione all’identificazione dei requisiti, punti di forza e criticità delle attività di aziende che si vogliono internazionalizzare. Le analisi preliminari del team saranno:

  • Quali i Punti di forza delle PMI
  • Casistica dei punti di debolezza delle PMI nella crescita internazionale
  • Come valutare la propria capacità aziendale d’Internazionalizzazione
  • Analisi dei punti salienti quale guida per essere presenti nei mercati esteri
  • La decisione di esportare, progetto , tempistica e Vantaggi
  • Step fondamentali nella pianificazione dell’ internazionalizzazione
  • Pianificare l’export : strategia e piano di azione
  • Il ruolo degli Export Manager
  • E- Bussiness modello di pianificazione dei fattori di successo in un mercato estero

Check Up fiscale internazionale  

Il check-up fiscale, da intendersi quale momento di tutela aziendale, è una procedura finalizzata a valutare in modo analitico la corretta applicazione della normativa tributaria, tenuto conto della prassi emanata dalle competenti autorità fiscali e della giurisprudenza in materia. Questo in particolare per  società che operano sui mercati esteri o intendono svilupparli.

Detta attività rappresenta altresì un’opportunità per il Cliente, in quanto permette l’individuazione di eventuali passività fiscali reali o potenziali – sia a livello societario che personale -, con possibile definizione o prevenzione degli aspetti sanzionatori inerenti e conseguenti; ciò avendo riguardo tanto alla legislazione italiana quanto a quella estera.

Con riguardo alla fiscalità internazionale va precisato che, essendo più giurisdizioni coinvolte, i benefici conseguenti all’attività di check-up fiscale possono solamente che amplificarsi, potendosi dunque definire le aree di miglioramento su cui operare. Ciò può rappresentare anche il punto di partenza per una possibile riorganizzazione aziendale.

Da qui, l’importanza primaria di effettuare il check up fiscale internazionale.

Con un’esperienza ultra trentennale a livello internazionale, il nostro team – composto da di giuristi-fiscalisti è specializzato, in particolare, nelle verifiche sulla posizione fiscale di società con attività industriali e commerciali in Paesi esteri, quali: 

  • Analisi della situazione aziendale pregressa e attuale, con evidenza dei rischi di natura fiscale e legali per le attività condotte all’estero, con conseguente gestione delle possibili rivendicazioni.
  • Realizzazione di procedimenti di conformità alle nuove normative, definizione delle relative procedure.
  • Gestione di precedenti irregolarità.
  • Analisi delle opportunità in materia fiscale concesse dalle leggi nazionali e internazionali.
  • Predisposizione di sistemi di verifica della corretta applicazione delle norme tributarie vigenti, evidenziazione delle aree di rischio ed adeguamento delle procedure amministrative.
  • Monitoraggio fiscale internazionale
  1. Analisi di progetti di internazionalizzazione (ad esempio ristrutturazioni societarie, acquisizioni all’estero ecc). Analisi prospettica di natura fiscale (valutazione di nuovi scenari di diritto o di fatto).
  2. Analisi della corretta interpretazione ed applicazione della vigente normativa fiscale e di quella pregressa (evoluzione).
  3. L’individuazione delle aree di rischio e gestione potenziali responsabilità.

Per il passato il check up fiscale:

1) valuta la correttezza dell’attività svolta;

2) individua i rischi e gli oneri – reali o potenziali – derivanti dagli errori commessi [valutazione delle sanzioni amministrative/penali e dei possibili rimedi].

Per il futuro il check up fiscale:

3) previene il ripetersi degli errori già commessi;

4) offre spunti per una “riorganizzazione aziendale o personale” volta all’ottimizzazione  dell’onere fiscale e dei connessi flussi finanziari

Global advisoriy bord

Da svariato tempo si occupa anche, In questa fase di importante crisi internazionale gli imprenditori vengono chiamati a rielaborare in tempi brevi le proprie strategie e sfide aziendali.

Un ruolo di supporto strategico e operativo e svolto dal global advisoy bord.

A differenza di consigli di amministrazione, comitati consultivi non hanno alcuna responsabilità, e il loro consiglio è non vincolante.

Il C/GAB riceve dall’AD o dagli azionisti l’input per effettuare il proprio compito, stende un piano strategico e d’azione, definisce e monitora i processi da attivare, approva, modifica, condivide, comunica cio che è relativo alla propria funzione, sia internamente che esternamente alla organizzazione, assiste l’assessement interno e prioritizza il da farsi nell’immediato, nel breve e nel medio termine. Consente continui aggiustamenti e flessibilità, reperibilità e controllo sull’esecuzione.

Mettendo  insieme un buon team  di consiglieri,  si creerà una risorsa importante che può fare la  differenza  quando è necessario per ottenere una consulenza obiettiva, esplorare il mercato, valutare le tendenze future, cercare nuove posizioni strategiche.

All’imprenditore vengono dettagliate le fasi per creare un Advisory Bord

  • Determinare l’obiettivo del vostro Advisory Board: comitati consultivi possono essere di portata generale o mirata per specifici mercati, settori o questioni come l’adozione di una nuova tecnologia o internazionalizzarsi. Essi forniscono conoscenze tempestive sulle tendenze,  concorrenti, nonché individuare imminenti sviluppi  economici, legislativi e normativi.  Essi possono aiutare a immettere nuove imprese e guardare le proprie operazioni con una metodologia indipendente.
  • Scegliere le persone con provate competenze specifiche e diverse con maturata esperienza. I  membri del comitato devono essere  risolutori di problemi in tempi  rapidi e  avere una forte capacità di comunicazione.
  • Grandi nomi possono essere positivi… ma non sempre: la credibilità è importante ma è  oltremodo determinante avere membri che hanno il tempo per offrirti consigli riflessivi e indipendenti  e  sono ben collegati al mondo delle professioni.
  • Nel comitato consultivo, si dovrebbe stabilire le regole di base su ciò che ci si aspetta in termini di tempo, responsabilità e durata del mandato.  Specificare le aree in cui si sta in cerca di supporto.  Se il comitato consultivo sta per discutere di questioni che includono informazioni private, i membri devono essere informati che gli verrà chiesto di firmare un accordo di riservatezza.
  • Ottenere il massimo delle riunioni dell’Advisory Board: Preparare per le riunioni con largo anticipo. Un’attenta riflessione deve essere data  a sviluppare l’agenda e la gestione della riunione.  Eseguire la sessione come si farebbe con qualsiasi incontro professionale, e seguire con un piano d’azione.  L’advisory bord  deve anche come  tirare fuori e come stimolare un dialogo. Dovrebbe essere orientato al risultato, come le idee senza azione non valgono molto, da escludere da subito.  I verbali devono essere scritti e diffusi al top management.  Le note dovrebbero includere raccomandazioni su questioni fondamentali.
  • L’ advisory bord incoraggia i membri a raccontare i loro errori in modo da poter evitare di fare gli stessi. Si può imparare molto da scoprire quello che gli altri hanno fatto di sbagliato.

Quindi se si sta portando il  business  con un potenziale di crescita elevata, una delle cose più preziose che si dovrebbe fare presto è quello di istituire un comitato consultivo.  Scalare la propria impresa è un lavoro duro.  Un gruppo di consulenti impegnati per il vostro successo non solo fornisce una cassa di risonanza per verificare e rafforzare le vostre idee, che consente di accedere a importanti competenze e risorse.

Infine, se stai pensando di istituire un comitato consultivo, essere molto chiari su quello che è, e ciò che non lo è.  Non è un consiglio formale di amministrazione, che ha dei doveri ben definiti, tra cui uno fiduciario.  Un comitato non si assume alcuna responsabilità legale o finanziaria per le decisioni che prendete.

Per un business in forte crescita, è difficile sopravvalutare l’importanza di questo tipo di sostegno.  Comitati consultivi consentono agli imprenditori di sfruttare le conoscenze specialistiche degli altri mentre affinando abilità e talenti dei loro propri.  Raggiungere nuovi mercati, l’accesso a nuove forme di finanziamento, l’adozione di nuove tecnologie, e ottenendo informazioni per gestire il rischio sono tutti necessari per scalare una avventura imprenditoriale sostenibile.  Un forte advisory board è uno dei mattoni fondamentali che vi permetterà di prendere il vostro business in scala.

Da diversi anni si occupa di consulenza programmata inerente la proprietà intellettuale

E’ noto il fatto che il brand abbia un ruolo importante nella generazione dei risultati finanziari dei business ad esso  associati. Sintesi di tutte le associazioni emozionali e razionali che costituiscono l’identità di marca, determinante per offrire un orientamento ai clienti, il marchio è tra gli intangibili l’asset più tangibile e sta acquisendo sempre maggior valore economico-finanziario.

Il sistema produttivo italiano è stato recentemente caratterizzato da una forte crisi di competitività e da un processo di trasformazione che sta cambiando in profondità il modo di fare impresa e di stare sul mercato.

La competizione internazionale ha premiato quelle società che per fronteggiare la crisi hanno saputo “mettere in atto il proprio cambiamento” e adattarsi a nuove esigenze. L’obiettivo prioritario di molte imprese italiane, in questo ultimo periodo, è stato infatti il riposizionamento strategico verso nuovi segmenti ad alto potenziale e verso nuovi  prodotti a maggior valore aggiunto.

Esse hanno saputo rivedere i propri punti di forza, facendo sempre maggiore leva sul ricco patrimonio di asset immateriali, quali creatività, design, tradizione e know-how, che sono alla base del successo di molte imprese, in particolare modo PMI.

Nell’incalzante arena competitiva, il Sistema Italia, con il suo ricco portafoglio di intangibili, trova così un insieme di strumenti che offrono agli imprenditori la possibilità di sostenere e rafforzare la competitività aziendale attraverso la monetizzazione del portafoglio marchi.

Il marchio costituisce uno dei beni immateriali di maggiore rilevanza nella stima del capitale economico delle aziende.

Il suo valore (brand equity) si concentra sul potenziale generativo della marca, a sua volta formato da:

  • potenziale di differenziazione;
  • potenziale di relazione;
  • potenziale di estensione;
  • potenziale di apprendimento.

La valutazione dei marchi può essere ottenuta con più metodologie, di tipo diretto e indiretto.

Con i metodi diretti il valore del marchio è quantificato in maniera autonoma rispetto al capitale economico aziendale: infatti, il marchio è autonomamente trasferibile (articolo 2573 codice civile) e gode di un suo mercato (per un’azienda il lancio di un nuovo marchio comporta un ingente sforzo economico-finanziario, mentre acquistarlo sul mercato può comportare rilevanti vantaggi).

Con i metodi indiretti invece il valore del marchio è quantificato nel capitale economico dell’azienda, con i tradizionali criteri valutativi (patrimoniale, reddituale, finanziario, misto).

Co- autore del libbro Tutto Lavoro e Famiglia

Il  testo si rivolge ai molti professionisti, avvocati, commercialisti e consulenti d’impresa che hanno la responsabilità di dover gestire i problemi interpersonali nelle aziende a livello familiare e che sono consapevoli delle difficili situazioni che si possono potenzialmente creare. Facendo uso delle informazioni contenute in questo libro, essi potranno essere d’aiuto con la soddisfazione finale di avere contribuito, forse anche in modo significativo, al successo della azienda familiare e al benessere della famiglia stessa. Tra i vari strumenti descritti, in primo luogo, vi è il Trust, un istituto tipicamente anglosassone che viene applicato ultimamente anche in Italia per tutelare i patrimoni familiari.I principali temi affrontati

  • Il Trust come strumento di gestione
  • dell’azienda familiare di Denis Torri
  • Introduzione
  • Trust di diritto anglosassone
  • L’utilizzo dei Trust nelle imprese
  • Gli aspetti fiscali del Trust
  • Il Trust e l’elusione
  • Caso reale di successione di gruppo aziendale
  • Analisi della Convenzione dell’Aja
  • Rapporti nelle famiglie che conducono un’azienda
  • La famiglia e il sistema di aziende familiari
  • L’oppressione nelle imprese familiari

Da 25 anni Segretario della ADIP – diritto internazionale privato 

Lo studio e l’armonizzazione del diritto internazionale privato in tutti i paesi in qualsiasi modo interessati. Favorire lo studio dei conflitti esistenti tra le diverse leggi basate sugli usi, i costumi e le abitudini, tra il diritto consuetudinario e il diritto moderno, tra i differenti diritti vigenti che fanno parte del sistema di diritto comune, del diritto civile e di altri sistemi giuridici. Si studieranno i mezzi di cooperazione tra Stati. Favorire e sostenere lo studio delle modifiche e degli adattamenti necessari che bisognerà apportare ai sistemi giuridici al fine di renderli più competitivi per lo sviluppo sia dei Paesi in via di sviluppo o in quelli emergenti. Lo studio dei diversi orientamenti giuridici direttamente coinvolti nel processo di sviluppo. L’elaborazione di regolamenti che concernono le società commerciali, i contratti di gestione, gli investimenti stranieri. Favorire la sensibilità dei governi, delle istituzioni e delle organizzazioni per rapporto allo studio e alla ricerca nell’ambito dei conflitti esistenti in materia di leggi negli stati interessati a qualsiasi titolo. Favorire e sviluppare la formazione e il metodo d’insegnamento che si applica ai giuristi in materia di diritto internazionale privato grazie a dei corsi di specializzazione e all’intervento della Comunità Economica Europea. Effettuare inchieste di mercato. Eseguire tutti gli interventi necessari al fine di facilitare gli scambi, fornendo l’assistenza giuridica e legale indispensabile, nel pieno rispetto delle risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – 1995 XIX-2702 XX-2205 XXI. Sviluppare ogni genere di attività tendente a favorire l’adempimento degli scopi dell’associazione. L’associazione è senza fine di lucro.

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CA-DENIS-ALBORINO-TORRI

 

Innova_associazione - Denis Torr

 


 

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