Banche centrali divergenza confermata – Denis Torri – Desteco

Dopo un avvio di settimana contrastato, con gli investitori in attesa di una raffica di decisioni da parte delle banche centrali, la borsa americana si è mossa al rialzo: +1,3% per il Dow Jones e +0,7% per l’S&P 500. Se l’innalzamento dei tassi di 25 punti base da parte della Fed era pienamente scontato, un ulteriore sostegno ai mercati è giunto venerdì dalla schiarita sulla riforma fiscale statunitense, dopo che nei giorni precedenti le riserve espresse dai senatori repubblicani Mike Lee e Marco Rubio avevano suscitato timori.

Al sentiment positivo dell’azionario statunitense hanno contribuito anche le vendite al dettaglio di novembre, la cui crescita superiore alle attese rassicura sulla buona tenuta dell’economia. Nello specifico, su base mensile l’incremento è stato pari allo 0,8%, in miglioramento rispetto allo 0,5% (dato rivisto al rialzo) di ottobre. I dati sul mercato del lavoro ne confermano l’irrigidimento: le nuove richieste di sussidi di disoccupazione settimanali sono calate a sorpresa di 11.000 unità rispetto alle 236.000 (dato confermato senza revisioni) dell’ottava precedente.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, l’Euro Stoxx 50 ha chiuso piatto e l’Euro Stoxx 600 ha ceduto lo 0,5% nonostante la pubblicazione di robusti dati macroeconomici. Gli indicatori PMI flash dell’eurozona rimangono ai massimi storici: il PMI composito flash di dicembre è salito dal 57,5 di novembre a 58,0, il miglior risultato da 82 mesi a questa parte, mentre a ottobre la produzione industriale è cresciuta dello 0,2% mensile su base destagionalizzata rispetto alla contrazione dello 0,5% di settembre.

Le più recenti decisioni prese dalle banche centrali evidenziano la divergenza della politica monetaria tra gli Stati Uniti e il Vecchio Continente: la Federal Reserve ha proseguito sulla strada dell’irrigidimento monetario, portando il range obiettivo tra l’1,25% e l’1,5%, mentre nessuna novità è arrivata dalle riunioni tenutesi durante la settimana della Banca Nazionale Svizzera, della Bank of England e della Banca Centrale Europea.

Andamento piatto per l’indice del dollaro statunitense (DXY) nel corso dell’ottava, mentre l’euro si è rafforzato, raggiungendo quota 1,177 dollari nella giornata di venerdì, dopo che la BCE ha rivisto al rialzo le proprie previsioni di crescita. Quanto al petrolio, il Brent si è spinto fino a 65,83 dollari, ma poi ha chiuso la settimana leggermente in negativo per via dei timori circa il possibile impatto del blocco di un oleodotto nel Mare del Nord. Frattanto, il West Texas Intermediate statunitense ha guadagnato lo 0,3%, toccando i 57,21 dollari al barile.

 

Denis Alborino Torri

Ica Network – Refidest

 

Fonte: EFG

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